Si riaccendono le tensioni interne al fronte conservatore americano. Nelle ultime settimane, infatti, i neoconservatori e, in generale, la destra interventista e filo-israeliana, ha lanciato una serie di attacchi contro i candidati scelti dal presidente eletto in varie posizioni di potere. Il caso più eclatante è quello di Jeremy Carl, nominato per il ruolo di assistente segretario di Stato per le organizzazioni internazionali, finito nel mirino del sito Jewish Insider, media con sede a Washington D.C., fondato nel 2015 da Max Neuberger e noto per posizioni neoconservatrici.
Carl, senior fellow al Claremont Institute e collaboratore della rivista The American Conservative, è stato accusato da Jewish Insider di aver espresso opinioni "antisemite" e di aver minimizzato l’Olocausto. «Jeremy Carl - si legge - candidato nominato dall’amministrazione Trump per una posizione di alto livello al Dipartimento di Stato, ha espresso una serie di opinioni derogatorie nei confronti della comunità ebraica, caratterizzandola in scritti e interviste pubbliche come portatrice di una mentalità vittimistica», minimizzando «l’importanza dell’Olocausto nella storia e nell’esperienza ebraica», e riflettendo sulla necessità di «affrontare quella che ha chiamato la "Questione Ebraica». In realtà, come nota the American Conservative, Carl ha semplicemente detto, ospite in un podcast, che gli ebrei in America tendono a essere di sinistra, che le invocazioni dell’Olocausto vengono talvolta impiegate in modo cinico per chiudere dibattiti e disaccordi, affermando inoltre che Israele è un punto di attenzione sproporzionata nella politica americana. [...]
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