Nel cuore della notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, un’operazione militare statunitense ha sconvolto il panorama politico del Venezuela. Forze speciali americane, guidate da unità d’élite della Delta Force, hanno eseguito un raid fulmineo sulla residenza presidenziale a Caracas, catturando il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Questo intervento, denominato "Operation Absolute Resolve", non si è limitato a un semplice arresto: ha coinvolto bombardamenti aerei mirati su installazioni strategiche in tutto il Paese, tra cui le basi militari di Fuerte Tiuna e La Carlota, l’aeroporto internazionale di Maiquetía, il porto di La Guaira e altre infrastrutture chiave in diverse regioni. L’obiettivo dichiarato? Porre fine al regime chavista, accusato di narcotraffico e corruzione, e aprire la strada a una transizione democratica sotto influenza statunitense.
Tuttavia, mentre il presidente Donald Trump proclama trionfalmente il collasso del governo venezuelano e annuncia che gli USA assumeranno un ruolo diretto nella gestione del Paese, la realtà sul terreno appare ben più complessa e nebulosa. Il regime è crollato: gran parte dell’apparato statale, inclusi i vertici militari e burocratici, rimane intatto. Trump ha accennato a un possibile accordo con i "compari" di Maduro per facilitare una transizione pilotata da Washington, ma la vicepresidente Delcy Rodriguez ha pubblicato un video nel quale afferma che Maduro "è l’unico legittimo presidente" del Venezuela, chiedendone l’immediato rilascio. Ma analizziamo i punti oscuri di quest’operazione. [...]
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