E’ l’eterogenesi dei fini: le sanzioni irrogate alla Russia per sanzionare l’invasione dell’Ucraina non l’hanno fatto collassare, come tutti si aspettavano, ma al contrario le hanno imposto di modernizzarsi, di crescere per vie interne senza più poter contare sulle importazioni di beni occidentali.
Neppure il price-cap imposto sul prezzo di acquisto del suo petrolio, il sabotaggio dei gasdotti North Stream e la sospensione delle importazioni europee, sono riusciti a farla collassare, come accadde ai tempi dell’URSS che fu dilaniata dagli alti costi dell’invasione dell’Afganistan nel 1979 mentre il suo equilibrio economico dipendeva in modo sempre più pericoloso dalle esportazioni all’Occidente del petrolio, contando su un alto prezzo in dollari del barile: l’export energetico della Russia in questi ormai quattro anni di guerra in Ucraina e di sanzioni occidentali si è complessivamente ridotto, nonostante le maggiori forniture ad India e Cina, e ne hanno risentito pesantemente anche le entrate tributarie e le disponibilità del Fondo Sovrano cui affluiscono parte dei proventi. [...]
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