Negli ultimi tre anni Stellantis è passata dall’essere uno dei titoli più amati di Piazza Affari a diventare una delle grandi delusioni del comparto automotive europeo. Dopo il picco del 2022-2023, quando utili record, dividendi generosi e buyback avevano trasformato il gruppo nato dalla fusione FCA–PSA in una macchina da cassa, il titolo ha imboccato una lunga fase discendente. I prezzi si sono progressivamente sgonfiati, le promesse di crescita si sono scontrate con una realtà fatta di margini in contrazione, quote di mercato perse e un contesto industriale sempre più competitivo, soprattutto sul fronte dei veicoli elettrici.
Il mercato ha iniziato a dubitare. Prima in modo silenzioso, poi sempre più apertamente. Il cambio di management, con l’arrivo di Antonio Filosa, è coinciso con una fase già complicata, in cui l’automotive globale si è trovato stretto tra la fine degli incentivi, l’impatto dei dazi, la pressione dei costruttori cinesi e una transizione tecnologica che sta ridisegnando vincitori e vinti. Stellantis, nel frattempo, ha visto l’ebit scendere da oltre il 13% a livelli prossimi allo zero, mentre il titolo scivolava sotto quota 10 euro, trascinando con sé le aspettative degli investitori. [...]
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