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Challenger bank, quando vince il marketing nel settore finanziario
I nuovi intermediari bancari e finanziari stanno crescendo e conquistando i mercati. Quali sono i rischi connessi a questo sviluppo?
Alle 7.42 di un martedì qualsiasi, Alessandro – 32 anni, freelance milanese che vive con due smartphone e un laptop sempre acceso – apre l’app di Revolut mentre è ancora in coda per un cappuccino al bar. L’icona viola lo saluta con un messaggio: “Ottimo lavoro! Hai raggiunto il tuo obiettivo di risparmio settimanale. Continua così!” Una notifica successiva gli segnala un cashback guadagnato sulla cena della sera precedente. Poi appare un pulsante: “Sblocca il piano Metal per ottenere più vantaggi.” Alessandro sorride. Cosa è successo in realtà: un messaggio si complimenta con lui perché ha risparmiato una certa somma; la notifica lo informa che gli vengono restituiti alcuni euro dopo aver pagato una cena con la sua carta (il cashback) ed infine, subito dopo, l’app gli propone un’offerta commerciale a pagamento (piano Metal).
Revolut non parla di tassi o condizioni contrattuali. Parla di lifestyle, di conquista personale, di immediatezza. Nel giro di tre minuti, Alessandro ha controllato il saldo, accantonato una piccola somma e valutato – quasi senza accorgersene – la possibilità di passare a un piano premium da 14 euro al mese. Tutto avviene con la stessa naturalezza con cui si sceglie una playlist su Spotify. Eppure, se lo si osserva da vicino, il “conto rivoluzionario” è un conto come tanti. Non offre tassi straordinari, né servizi esclusivi rispetto alle banche tradizionali. La carta è una carta di pagamento. I servizi sono quelli tipici di una banca digitale.
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