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Bond giapponesi al 3%. Adesso chi comprerà i BTP?
Dopo anni passati a comprare debito estero perché in patria non rendeva nulla, gli investitori giapponesi hanno una ragione per restare a casa. E l'Occidente perde il suo compratore di riserva.
Per un quarto di secolo, in Giappone chi doveva far fruttare i risparmi di milioni di pensionati ha avuto un problema: in patria il rendimento restava quasi sempre vicino allo zero, spesso sotto zero. Quei soldi finivano altrove, perché non c’era altra scelta. Il Government Pension Investment Fund, il fondo pensione pubblico più grande del mondo, controllato dallo Stato giapponese, da solo amministra più di 1.500 miliardi di dollari e aveva esattamente questo problema. Con lui compravano titoli di Stato esteri anche le grandi compagnie di assicurazione vita giapponesi - i cosiddetti lifers - e le casse pensione aziendali.
Compravano Treasury americani, OAT francesi, debito federale australiano. Il Giappone è arrivato a detenere oltre 1.100 miliardi di dollari di debito pubblico americano, più di qualsiasi altro Paese al mondo. Il titolo di Stato giapponese a dieci anni, per tutto questo tempo, è rimasto lì, schiacciato verso il basso: quasi un oggetto d’arredamento nei bilanci di chi lo deteneva.
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