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BTP Valore o BTP Valore Insieme, perché rendimenti “equivalenti” non significa guadagnare gli stessi soldi
Il MEF definisce “equivalenti dal punto di vista finanziario” i due nuovi BTP Valore in arrivo dal 19 ottobre. Un esempio numerico per capire cosa significa davvero e perché alla fine dei 5 anni in tasca può arrivare un importo diverso.
Dal 19 al 23 ottobre 2026 il Tesoro colloca per la prima volta due BTP Valore in contemporanea, uno con cedole trimestrali crescenti, l’altro - il nuovo BTP Valore Insieme - con un’unica cedola pagata a scadenza. Il Ministero dell’Economia ha precisato che i due titoli, pur diversi nella tempistica dei pagamenti, offriranno "rendimenti equivalenti dal punto di vista finanziario", un’affermazione tecnicamente corretta ma che va capita bene. Perché "equivalente" non significa che, dopo 5 anni, i due risparmiatori si ritroveranno con la stessa somma in tasca: i due titoli possono avere lo stesso rendimento finanziario all’emissione, ma non producono lo stesso profilo di flussi di cassa.
Quando il Tesoro dice che i due titoli avranno lo stesso rendimento, il metodo più plausibile - anche se il comunicato ufficiale non lo specifica - è il TIR (tasso interno di rendimento), cioè il tasso che rende il valore attuale di tutti i flussi di cassa futuri di un titolo pari al prezzo pagato oggi. È lo stesso concetto comunemente usato per calcolare il rendimento a scadenza di qualsiasi obbligazione, cedolare o meno.
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