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Dalla dipendenza russa a quella americana? Il nuovo rebus energetico dell’Europa
L’Europa ha davvero cambiato padrone del gas? I numeri che fanno discutere. Il gas USA divide Bruxelles.
Dalla dipendenza russa a quella americana? I confronti tra le importazioni di gas via tubo dalla Russia da parte dell’Unione Europea prima dell’invasione dell’Ucraina e quelle di gas naturale liquefatto statunitense sono ancora lontani, dato che la quota di quest’ultimo nel mix energetico europeo non raggiunge il 40% che l’oro blu di Mosca aveva nell’anteguerra, ma il tasso di crescita è tale da far emergere varie riflessioni.
I dati Eurostat parlano chiaro. Nel 2025 l’America ha fornito all’UE il 59,9% del loro gas naturale liquefatto. E dato che il Gnl pesa per oltre un quarto del totale delle importazioni (circa il 27% per la precisione), la quota americana si attesta a seconda dei trimestri tra il 15 e il 16% delle forniture complessive. Se si pensa che nel 2019 il GNL pesava per il 4% delle importazioni e che fino al 2021 la quota USA in questo mercato oscillava tra il 20 e il 24% annuo, abbiamo l’idea di una tumultuosa espansione. Il Vecchio Continente sta ampliando la sua infrastruttura per la ricezione di GNL, soprattutto a stelle e strisce, mentre il gas in generale e le importazioni via tubo, di cui ora Norvegia e Algeria sono diventate le prime fornitrici, sono ritenuti asset da dismettere in ottica futura per ragioni di sicurezza, autonomia e ecologismo.
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