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Dopo 2 mesi consecutivi in rosso, ecco cosa succede storicamente all’oro
Dopo due mesi consecutivi al ribasso, l’oro è davvero a rischio inversione o sta solo prendendo fiato? Dati storici, banche centrali e target degli analisti raccontano uno scenario incerto.
A gennaio 2026 l’oro ha scritto la storia. Ha toccato il record assoluto di 5.595 dollari per oncia, spingendo milioni di investitori a convincersi che il metallo giallo fosse diventato inarrestabile. Un rally spettacolare, quasi verticale, che in soli due mesi - gennaio con un +8,91% e febbraio con un +11% - aveva portato il metallo giallo a sfiorare i 5.600 dollari per oncia, alimentato dalla guerra in Iran, dalle paure sul dollaro, dall’accelerazione degli acquisti delle banche centrali e da una domanda globale che sembrava non volersi fermare. Poi, nel giro di poche settimane, qualcosa si è rotto.
Marzo ha portato un -11,17%. Aprile ha aggiunto un altro -0,85%. Due mesi consecutivi negativi che hanno cancellato buona parte dei guadagni accumulati, riportando il prezzo spot intorno ai 4.639 dollari. L’euforia si è trasformata in disorientamento. E ora tutti si fanno la stessa domanda: è una pausa sana in un mercato toro strutturale, oppure il peggio deve ancora arrivare? Il problema è che nessuno lo sa con certezza - ma la statistica di lungo periodo ha qualcosa da dire. E quello che dice è insieme incoraggiante e inquietante.
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