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Ha ancora senso investire sull’azionario emergente?
Il 2026 ha evidenziato andamenti nel complesso positivi, sebbene logicamente divergenti fra le singole realtà. E ora? Sono sempre più importanti per qualsiasi portafoglio.
Più 50% in un anno: è questa la performance di alcuni ETF sui Paesi emergenti nel loro insieme, caratterizzati da storie spesso ben diverse ma favoriti da un minore impatto delle tensioni geopolitiche rispetto alle economie occidentali. È il caso allora di verificarne le evoluzioni.
L’azionario dell’Asia ha registrato complessivamente una crescita, con il forte allungo di Corea del Sud (indice Kospi – variazione a un anno + 200,4%) e Taiwan (indice Tsec Taiwan 50 – variazione a un anno +124,2%), mercati trainati dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La domanda di data center e gli investimenti in conto capitale da parte dei fornitori di servizi cloud hanno contribuito alla loro crescita globale. Tecnologia, pertanto, in primo piano su tale fronte.
L’India ha messo a segno un leggero calo a causa anche delle tensioni geopolitiche (Bse Sensex – variazione a un anno -5,6%). Dopo che il governo di Nuova Delhi ha invitato a ridurre gli acquisti di oro, i significativi titoli del settore della gioielleria hanno registrato un impatto negativo. Con l’aumento poi dei dazi all’importazione di oro e argento che inciso negativamente sul comparto, storicamente importante.
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