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Lunedì 12 ottobre 2026

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Il piano dell’UE per rilanciare l’economia italiana è fallito. Ed ora?

La crescita rimane debole nonostante l'Italia sia la principale beneficiaria dei sussidi e dei prestiti del fondo post-pandemia

Amy Kazmin, Paola Tamma · 6 min di lettura
Il piano dell'UE per rilanciare l'economia italiana è fallito. Ed ora?

Dalla costruzione di asili nido all’ammodernamento delle ferrovie, passando per la riforma del sistema giudiziario: la quota italiana del fondo europeo post-pandemia - 194 miliardi di euro - avrebbe dovuto imprimere una spinta "irripetibile" a un’economia da troppo tempo in affanno. Ma mentre si avvicina la scadenza per l’utilizzo di prestiti e sussidi, l’economia italiana rimane debole, alimentando così un dibattito sempre più acceso su cosa abbia davvero prodotto questo ambizioso pacchetto di investimenti legati alle riforme. "Alla fine dei conti, ci troviamo in una situazione in cui abbiamo un debito più alto e si sono registrati progressi molto scarsi sulle riforme serie", afferma l’economista Tito Boeri, coautore di un libro sul programma finanziato dall’UE intitolato “PNRR. La grande abbuffata”, la cui copertina ritrae banconote da 20 euro che bruciano. "Non sto dicendo che tutti i soldi siano stati sprecati", precisa Boeri, già presidente dell’INPS. "Ma non abbiamo migliorato il potenziale di crescita. E dato che avevamo già un debito elevato, questo è un problema serio".

L’Italia è il principale beneficiario del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF) dell’UE, dotato di 577 miliardi di euro e istituito nel 2021: uno sforzo di indebitamento comune senza precedenti per rilanciare le economie degli Stati membri dopo lo shock della pandemia di Covid-19. Roma e Bruxelles sono entrambe interessate a presentare l’Italia come un caso di successo.
Presentato come "trasformativo" quando fu approvato sotto l’allora presidente del Consiglio Mario Draghi, il piano di spesa italiano era accompagnato da traguardi di riforma pensati per affrontare debolezze strutturali di lungo corso: una pubblica amministrazione inefficiente, tribunali lenti, bassa partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro.

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