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Pensioni integrative obbligatorie? L’UE ci sta pensando seriamente (e l’Italia trema)
Addio pensione pubblica come la conosciamo: il rapporto UE dice chiaramente cosa dobbiamo fare subito
L’European Financial Stability and Integration Review 2026 riflette sullo stato della previdenza integrativa e sul ruolo che questa potrebbe avere per favorire il rafforzamento del mercato unico dei risparmi e degli investimenti, in un contesto segnato da incertezze geopolitiche e pratiche commerciali protezionistiche.
L’UE affronta sfide demografiche profonde: una popolazione che invecchia, un’aspettativa di vita in costante crescita e una forza lavoro in contrazione. Queste tendenze mettono sotto pressione i sistemi pensionistici a ripartizione. I sistemi PAYG rimangono il pilastro principale del reddito pensionistico in quasi tutti gli Stati UE, con tassi di sostituzione lordi che in media si attestano al 49,2% — superiori alla media OCSE del 43,0%. Tuttavia, la variabilità è molto forte: la Spagna raggiunge l’80,4%, la Grecia il 79,6%, il Lussemburgo il 75,6%; all’opposto, la Lituania si ferma al 17,4%, l’Irlanda al 24,3% e l’Olanda al 28,6%.
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