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Perché investire negli Stati Uniti non è più una certezza come una volta?
Le dimensioni delle Borse europee e asiatiche restano insufficienti per assorbire flussi di capitale paragonabili a quelli diretti verso gli Stati Uniti.
Il 2025 verrà ricordato come l’anno in cui la fiducia globale nell’economia statunitense ha iniziato a incrinarsi in modo strutturale. Non si tratta di una crisi improvvisa né di un crollo dei mercati, ma di un lento e profondo cambiamento di percezione. Al centro di questa trasformazione c’è il ridimensionamento dell’idea secondo cui gli Stati Unitirappresentano un’eccezione positiva e permanente nel capitalismo globale.
A uno sguardo superficiale, i dati sembrano smentire qualsiasi allarme. Dopo il brusco calo di aprile, causato dall’imposizione generalizzata di dazi commerciali da parte dell’amministrazione Trump e dal successivo dietrofront, le Borse statunitensi hanno recuperato rapidamente. L’indice S&P 500 ha chiuso l’anno con un rialzo intorno al 16 per cento. Per molti osservatori interni, questo andamento confermerebbe la capacità del sistema americano di assorbire gli shock politici e tornare rapidamente alla normalità.
Ma questa lettura ignora un elemento fondamentale: il punto di vista degli investitori non statunitensi. È proprio osservando il comportamento dei grandi capitali internazionali che emerge il vero cambiamento.
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