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Perché seguire il mercato ti rende sempre in ritardo?
Quando capisci il mercato… è il momento peggiore per entrarci. Ecco cosa devi sapere
Febbraio, Milano. Le modelle sfilano in lino bianco.
Fuori ci sono tre gradi. Le prime file applaudono. I buyer delle boutique prendono appunti su blocchi rilegati in pelle. Fanno ordini per collezioni che arriveranno sui rack ad aprile, che la gente comprerà a maggio, quando i gradi saranno venti e le giacche saranno già in fondo all’armadio.
Così da cinquant’anni.
La catena funziona perché c’è qualcosa che la tiene in piedi: chi produce deve lavorare in anticipo rispetto a chi consuma. Non è una strategia. È la meccanica del settore. Nessuno in prima fila ci pensa mentre applaude.
A maggio, il giornalista di moda entra in boutique.
Fotografa i capi sul rack. Descrive i colori della stagione. Scrive cosa portano le persone in questo momento, in questa città, in queste strade. I pezzi vengono condivisi centomila volte. I commenti dicono: finalmente qualcuno che capisce cosa sta succedendo.
Lo stilista, a maggio, non è in boutique.
Sta lavorando sulla collezione invernale. Non c’è ancora niente da fotografare. Non c’è ancora niente da descrivere. I tessuti sono sul tavolo da lavoro. I colori sono ancora campioni su cartoncino. Non ha centomila lettori che aspettano, perché non c’è ancora nulla da mostrare.
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