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Ma quale sell in May? La verità dei dati: ecco perché l’S&P 500 chiude in positivo il 76% delle volte
“Sell in May” non è una favola di Borsa: dal 1980 il semestre novembre-maggio ha reso molto più di giugno-ottobre, con meno shock estremi e un vantaggio enorme nel lungo periodo.
Ogni mercato ha le sue frasi ricorrenti. Alcune durano una stagione, altre attraversano i decenni e finiscono per diventare quasi un riflesso automatico nel linguaggio degli investitori. “Sell in May and Go Away” appartiene a questa seconda categoria. È uno di quei motti che ritornano puntualmente, con la forza di una regola antica e con il fascino delle semplificazioni che sembrano spiegare tutto in poche parole.
La sua fortuna non è difficile da capire. Il messaggio è immediato: uscire dal mercato a maggio, evitare la parte più debole dell’anno e tornare poi quando le condizioni stagionali diventano più favorevoli. In apparenza è una formula perfetta, perché unisce memoria, prudenza e senso pratico. Ma proprio per questo richiede una verifica rigorosa. Gli slogan funzionano bene nella conversazione, molto meno quando devono reggere il confronto con i numeri.
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