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Chi vincerà la corsa alle terre rare?
Le riserve di terre rare in Cina ammontano a 44 milioni di tonnellate, circa un terzo di quelle mondiali.
Secondo uno studio di S&P Global, le terre rare costituiscono il motore abilitante «di un’industria da 10-15 mila miliardi di dollari: quella dei veicoli elettrici». E non solo: anche gran parte della transizione energetica passa dall’utilizzo delle terre rare.
Le terre rare, gruppo di 17 elementi della tavola periodica degli elementi, definiti dalla fine del Settecento, sono materiali imprescindibili per la transizione energetica, e in particolare per due industrie: l’eolico e i veicoli elettrici.
Disprosio, neodimio, praseodimio, terbio: questi i nomi delle quattro terre rare inserite dalla società di consulenza nella lista dei 10 materiali più importanti per la transizione, tutte con un ruolo cruciale nei propri settori di riferimento. Le riserve mondiali, secondo la Us Geolocal Survey (Usgs), ammontavano a fine 2021 a 120 milioni di tonnellate, a fronte di una produzione di 280 mila tonnellate.
Quindi per azzerare completamente le riserve occorrerebbero circa 500 anni.
E allora perché le terre rare costituiscono un problema tanto stringente? McKinsey elenca alcuni fattori. Primo, «questi elementi sono presenti in concentrazioni relativamente basse; pertanto, l’identificazione e la messa in produzione delle risorse comporta tempi di realizzazione e investimenti elevati».
Secondo, «alcuni elementi come il neodimio sono presenti in proporzioni molto differenti nei vari giacimenti, e quindi la disponibilità e l’economicità di alcuni metalli è molto più difficili da stimare». Poi ci sono gli ultimi due fattori, che fanno entrambi riferimento al nodo centrale della vicenda: lo strapotere della Cina.
Stando ai dati della Usgs le riserve in Cina ammontano a 44 milioni di tonnellate, circa un terzo di quelle mondiali, e nel 2021 il 60% della produzione complessiva, 168 mila tonnellate, è provenuta da Pechino. Secondo McKinsey «sono necessarie nuove esplorazioni geologiche per identificare giacimenti validi in aree geografiche specifiche» che permettano di limitare il quasi-monopolio della Cina.
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