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Sabato 17 ottobre 2026

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Il ritorno dello Stato forte. Perché i governi spendono come se le regole fossero cambiate

Per oltre dieci anni dopo la crisi finanziaria, il conservatorismo fiscale è stato quasi un sinonimo di buon governo. Oggi, però, quell’ortodossia sembra essersi incrinata.

Oliver Hearn · 5 min di lettura
Il ritorno dello Stato forte. Perché i governi spendono come se le regole fossero cambiate

Le economie avanzate stanno ampliando i deficit e destinando più risorse al riarmo, ai sussidi industriali e all’espansione dei programmi sociali, pur in presenza di un debito pubblico ancora vicino ai massimi storici. Non si tratta di un ritorno indistinto allo stato sociale del XX secolo, ma di un attivismo selettivo e strategico che considera la spesa pubblica una forma di assicurazione contro shock geopolitici e rotture delle catene di approvvigionamento.

Dopo il 2008, il pareggio di bilancio è diventato una virtù politica. I governi tagliavano la spesa, privatizzavano e invocavano disciplina. Questa impostazione ha retto anche durante la crisi dell’eurozona, influenzando il dibattito economico e politico per anni. Ma gli shock cumulativi degli anni 2020 — pandemia globale, invasione russa dell’Ucraina, crescente rivalità geopolitica con la Cina e persistente fragilità delle catene globali del valore — hanno cambiato aspettative e priorità. In Europa e tra gli alleati NATO, resilienza e deterrenza pesano ormai più del rigore fiscale.

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