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Pechino porta i capitali all’estero mentre l’economia interna rallenta
Capitali cinesi all'estero da record, mentre in patria frenano i consumi e le entrate, calano gli investimenti e cresce la disoccupazione.
Mentre Xi Jinping va in visita a Washington, l’economia cinese mostra sempre più i segni del proprio squilibrio.
La Cina ha chiuso il 2025 con un record di investimenti diretti all’estero e attraversa il 2026 con una domanda interna che non riparte. I dati diffusi nelle ultime settimane da Pechino descrivono un’economia in cui le imprese spostano capacità produttiva oltre confine mentre consumi, investimenti e conti pubblici perdono slancio. Secondo il bollettino annuale del ministero del Commercio, dell’Ufficio nazionale di statistica e dell’amministrazione dei cambi, gli investimenti diretti netti in uscita hanno toccato 213,58 miliardi di dollari, l’11,1% in più rispetto al 2024, superando il picco del 2016.
Con l’11,5% dei flussi mondiali calcolati dall’Unctad la Cina torna seconda al mondo, ma con una composizione profondamente cambiata, visto che le acquisizioni transfrontaliere sono scese del 40,3% a 15,34 miliardi, il livello più basso dal 2008, e valgono appena il 6,4% dei flussi contro oltre il 20% degli anni precedenti al 2019.
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