Viene da chiedersi a cosa staremmo assistendo, se Roma e Parigi non avessero siglato il Patto del Quirinale. Probabilmente, a truppe schierate al Monginevro e Ventimiglia. Perché quando l’Eliseo alza a tal punto l’asticella della crisi diplomatica da stracciare l’accordo di ricollocamento dei migranti con l’Italia, il passo successivo solitamente è la convocazione degli ambasciatori. A quel punto, rottura.
E occorre essere onesti fino al cinismo, fin da subito. In tutta questa tensione bilaterale, la crisi dei migranti rappresenta un casus belli che in realtà assume i contorni dell’alibi. Quei migranti sballottati fra Catania e Tolone sono il corrispettivo della pallina in una partita di ping pong. Un mezzo, uno strumento. La Francia sa che in questo momento, l’Italia è come una preda che mostra orgogliosa una corazza nuova di zecca ma, contemporaneamente, presenta troppi talloni d’Achille scoperti. E allora, forza la mano. [...]
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