Insomma, materia da prime pagine allarmate dei giornali e da aperture dei siti di informazione. Invece, il nulla. Anzi, no. In realtà, Elon Musk è sempre presente sui media. Ma per altro. Ovvero, la pantomima legata all’acquisizione di Twitter, il cui ultimo capitolo ha visto il visionario imprenditore Usa, di fatto, auto-licenziarsi dal ruolo di CeO del social network, dopo un sondaggio fra gli utenti. Studiata strategia di perpetuazione della cortina fumogena. Ora, infatti, un’intera gamma di nuove recite a soggetto legate alla scelta del nuovo numero uno dell’azienda potrà irretire e distrarre per bene l’opinione pubblica.
E, soprattutto, quei media complici che paiono non avere tempo per chiedersi come sia stata possibile la riduzione a un terzo del valore di inizio anno per un titolo che è stato contrafforte del Nasdaq (e del fondo Ark di Cathie Wood, anch’essa sparita dai radar e degna di una puntata di Chi l’ha visto). Ma perché? Forse Tesla è inserzionista troppo importante per essere disturbato da campagne mediatiche impertinenti sui propri risultati operativi? Meglio quindi arrovellarsi sul cash-flow tutt’altro che entusiasmante di Twitter, ovviamente dando voce alle accuse - fra il variopinto e lo strumentale - di Elon Musk contro management precedente, Fed e, probabilmente marziani dispettosi? [...]
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