Parlare di Intelligenza Artificiale è oggi praticamente obbligatorio, tanto che le molte cose intelligenti e istruttive che si sentono e si leggono su un argomento così vasto e complesso sono surclassate per numero dalle corbellerie e banalità che si moltiplicano come i Gremlins dell’omonimo film del 1984. Il romanzo distopico Bruciare tutto (2023), di Walter Siti, con il suo approccio umanistico all’IA, è un esempio delle prime, mentre le semplificazioni che spesso imperversano sia sui vecchi che sui nuovi media sono una plastica rappresentazione delle seconde.
Di certo, parlare dell’IA significa in fondo parlare dell’uomo. Perché nessuna tecnologia, nemmeno la più sofisticata, è mai soltanto un insieme di codici o algoritmi: è sempre lo specchio dei nostri desideri, delle nostre paure, dei nostri limiti e delle nostre speranze. E non stupisce che, nell’epoca in cui l’IA sta rapidamente permeando ogni aspetto della nostra vita, sorgano entusiasmi e timori che affondano radici antiche, nelle domande che filosofi e poeti si pongono da millenni: chi siamo? Che cosa possiamo diventare? Qual è il nostro destino? Interrogare i classici del pensiero e della letteratura, in questo senso, diventa doveroso. [...]
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