Non c’è alcun dubbio che una combinazione di sussidi governativi e tariffe o altre restrizioni alle importazioni possa favorire un’industria domestica specifica e mirata. Ma quando si parla di politica industriale, la questione è se i costi di tale politica producano benefici per l’intera economia, concentrandosi su un settore che favorisca futuri aumenti di produttività grazie all’apprendimento tecnologico continuo e alle economie di scala, oppure se la politica industriale avvantaggi solo alcune imprese nazionali ben collegate, imponendo costi — sia di bilancio sia dovuti a risorse mal allocate — al resto dell’economia interna.
Il rapporto di ottobre 2025 del World Economic Outlook pubblicato dal FMI dedica un capitolo a “Politica industriale: gestire i compromessi per promuovere la crescita e la resilienza.” Il rapporto del FMI considera una combinazione di modelli teorici e studi empirici. Qui mi concentrerò sulla discussione del rapporto riguardo alle lezioni tratte da due economie: la Corea, spesso considerata un successo della politica industriale, e il Brasile, che invece non lo è. [...]
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