Il tradizionale rapporto rame-oro ha perso la sua semplicità interpretativa. Per decenni, un suo aumento segnalava fiducia nel ciclo economico: il rame, metallo dell’industria, saliva quando la crescita accelerava; l’oro, rifugio universale, scendeva quando le paure si attenuavano. Oggi questo equilibrio si è incrinato, ma non per un difetto dell’indicatore: è il mondo a essere cambiato.
Il rame non è più trainato soprattutto dai cantieri cinesi. Il cuore della domanda si sta spostando verso l’elettrificazione globale: veicoli a batteria, impianti da fonti rinnovabili, reti di trasmissione più potenti e la proliferazione di centri di elaborazione dati richiedono enormi quantità di materiale conduttivo. La corsa verso un’economia a basse emissioni sta aprendo una nuova stagione di investimenti, mentre l’offerta resta rigida: miniere esposte a vincoli ambientali, comunità locali più assertive, interruzioni produttive che mostrano quanto sia fragile la catena di approvvigionamento. Anche politiche commerciali incerte, come i dazi statunitensi annunciati e poi modulati all’ultimo, hanno generato brusche oscillazioni dei prezzi interni, disallineandoli da quelli internazionali. Tutto questo non è sintomo di debolezza strutturale, ma di una trasformazione profonda e tutt’altro che conclusa. [...]
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