Il capitalismo degli Stati Uniti sta affrontando una fase di svolta profonda, destinata a incidere sulle dinamiche di potere all’interno delle imprese quotate. Dopo anni in cui gli investitori hanno conquistato un ruolo sempre più incisivo, la nuova stagione politica guidata da Donald Trump sta riposizionando l’ago della bilancia a favore dei consigli di amministrazione e del management. Il sistema che per decenni ha promosso la democrazia azionaria negli USA si avvia verso una ridefinizione che molti osservatori non esitano a definire epocale.
La casa Bianca sta valutando interventi che limitano il potere di voto dei grandi gestori della finanza passiva come BlackRock, Vanguard e State Street, protagonisti assoluti dei mercati azionari con partecipazioni che raggiungono tra il 20 e il 30 per cento del capitale delle principali corporate. Parallelamente, vengono prese di mira le società di consulenza per il voto, i cosiddetti proxy advisers, che negli ultimi anni hanno amplificato la capacità degli investitori di orientare le scelte strategiche dei consigli di amministrazione. L’obiettivo è ridurre la loro influenza nelle decisioni assembleari, in particolare su questioni ambientali, sociali e di governance che hanno assunto crescente rilevanza negli ultimi dieci anni. [...]
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