Per anni le materie prime sono state raccontate come un grande ciclo unico, dominato da domanda e offerta, inflazione e crescita globale. Il 2026, secondo Bank of America, segna un cambio di passo. Non perché questi fattori abbiano smesso di contare, ma perché non sono più gli unici a muovere i prezzi. Le politiche industriali e le scelte strategiche dei governi entrano in gioco in modo sempre più esplicito.
Nei report più recenti, la banca americana descrive un contesto macro che le società minerarie incontrano raramente. Un dollaro potenzialmente più debole, catene di approvvigionamento sotto pressione, dazi e controlli sulle esportazioni destinati a restare e una crescente attenzione politica verso i materiali considerati critici. In questo scenario, il prezzo delle materie prime smette di essere solo il risultato del ciclo economico e diventa una variabile strategica, legata agli equilibri di potere più che alle sole curve di domanda. [...]
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