Alla fine, dopo settimane di minacce, polemiche e le ferme rimostranze degli europei (e non solo), Donald Trump ha ottenuto ciò che voleva in Groenlandia: ha fatto un passo indietro sul fronte militare e sui dazi, ma ha strappato un quadro di un futuro accordo per il futuro della Groenlandia e della regione artica: di fatto, una vittoria strategica per gli Stati Uniti.
Durante il suo discorso al World Economic Forum di Davos, Donald Trump ha esplicitamente escluso l’uso della forza militare per acquisire l’isola (“Non userò la forza”, ha dichiarato, pur sottolineando che gli USA sarebbero “inarrestabili” se volessero), dopo aver tenuto per giorni aperta quell’opzione per creare pressione. Ha poi annunciato, in un post su Truth Social e dopo un incontro con il segretario generale NATO Mark Rutte, di aver raggiunto il quadro di un futuro accordo su Groenlandia e sull’intero Artico, grazie al quale ha sospeso le tariffe minacciate contro vari paesi europei che avevano mandato truppe per esercitazioni lì o si erano opposti. Questo ha provocato un rimbalzo a Wall Street (con l’S&P 500 e Nasdaq in rialzo dopo il crollo da oltre 1.200 miliardi di dollari del giorno prima) e un certo sollievo tra gli alleati NATO, che temevano uno scenario estremo di conflitto con un partner atlantico. [...]
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