Un nuovo shock energetico rischia di mettere ancora una volta alla prova la lucidità delle banche centrali. Se le tensioni geopolitiche dovessero tradursi in un blocco prolungato delle esportazioni dal Golfo Persico, con petrolio e gas in forte rialzo, l’inflazione tornerebbe a salire rapidamente. La tentazione, soprattutto in Europa, sarebbe quella di reagire alzando i tassi di interesse per dimostrare fermezza contro l’aumento dei prezzi. Sarebbe però una scelta sbagliata e la storia recente lo dimostra con chiarezza.
Il punto fondamentale è semplice e quasi sempre dimenticato: uno shock energetico è uno shock dal lato dell’offerta, non della domanda. Quando il prezzo del petrolio o del gas aumenta perché si interrompono i flussi fisici, la causa non è un eccesso di spesa o di credito nell’economia. Si tratta di una scarsità improvvisa di una materia prima fondamentale. Alzare i tassi di interesse non produce più gas, non riapre uno stretto marittimo e non aumenta l’offerta di petrolio, semmai comprime la domanda interna e aggrava il rallentamento economico. [...]
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