Il petrolio è tornato a essere una delle variabili più sensibili per interpretare il rischio globale. Quando il WTI si avvicina e supera quota 100 dollari al barile, il mercato non osserva soltanto il prezzo dell’energia, ma prova a capire se dietro quel movimento ci sia un semplice eccesso di breve oppure l’inizio di una fase capace di incidere su inflazione, crescita e Borse.
Nelle fasi di forte tensione energetica, la reazione più comune è quella di applicare schemi automatici: petrolio in salita uguale recessione, mercati più deboli e pressione sui prezzi al consumo. La storia, però, suggerisce che il rapporto sia molto meno lineare. Alcuni shock petroliferi hanno coinciso con fasi difficili per l’economia e per l’azionario, altri invece sono stati assorbiti senza compromettere in modo duraturo il quadro di fondo. [...]
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