A tre settimane dall’attacco all’Iran, la catena globale del cibo comincia a scricchiolare in modi che pochi avevano previsto con questa velocità. La crisi energetica nata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz si sta trasformando, in silenzio, in una crisi agricola.
Lo Stretto di Hormuz è largo 33 chilometri nel suo punto più angusto. Attraverso quel corridoio passa il 20% dell’energia mondiale, ma anche — dato meno noto — oltre il 30% delle esportazioni globali di fertilizzanti azotati. Finché le navi scorrevano, non era un problema. Ora però il mondo si accorge di quanto sottile fosse quel filo. Il problema specifico dei fertilizzanti è che non esistono rotte alternative. Per l’ammoniaca, per l’urea, per lo zolfo (sottoprodotto essenziale per i fertilizzanti fosfatici) non esiste nulla di equivalente. Quasi un milione di tonnellate di fertilizzanti sono fisicamente bloccate nei porti del Golfo e i principali produttori hanno dichiarato la forza maggiore sui contratti per non incorrere in vertenze contrattuali con i clienti. [...]
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