Meno del 5% dai massimi storici. Valutazioni tra le più alte degli ultimi 20 anni. E ancora nessun segnale tecnico che indichi una correzione. A marzo 2026 l’S&P 500 resta in vista dei record di gennaio e ogni discesa viene riassorbita in pochi giorni. La sensazione dominante è sempre la stessa: il vero rischio è restare fuori.
È proprio qui che si nasconde il problema. Questo è il momento più pericoloso per un investitore. Non quando i prezzi scendono, ma quando smettono di fare paura. I titoli legati all’intelligenza artificiale, che hanno sostenuto l’intero rally, mostrano i primi segnali di rallentamento. Non un crollo generalizzato, ma prese di profitto, reazioni più selettive alle trimestrali, aspettative sempre più difficili da superare. Dopo mesi in cui ogni dato veniva premiato, ora il mercato inizia a chiedere di più. E allora la domanda di investitori ed esperti diventa: quanto di questa crescita è già nei prezzi? E quanto margine resta a Wall Street? Qui entra in gioco un elemento che storicamente ha anticipato le fasi più complesse dei mercati. Un indicatore che oggi si trova su livelli che si sono visti pochissime volte negli ultimi cento anni. E che proprio per questo inizia a preoccupare anche gli investitori più esperti. [...]
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