Quando un ex presidente della Knesset – il parlamento israeliano – nonché ex presidente ad interim dello Stato di Israele dice pubblicamente che il suo governo "non ha la minima idea di ciò che vuole che accada dopo il primo giorno" di guerra, non si tratta di una semplice polemica politica. È una crepa nella narrazione ufficiale che arriva dritta al cuore delle fragilità strategiche di un Paese che, in questo momento, sta decidendo le sorti del Medio Oriente e, con esse, l’andamento dei mercati energetici globali.
Avram Burg, 70 anni, proveniente da una famiglia sionista di primo piano, è stato al vertice delle istituzioni israeliane per decenni. Oggi è considerato una voce fuori dal coro, persino un "traditore" da molti suoi ex colleghi. Ma proprio per questo, la sua analisi, rilasciata a Tucker Carlson in un’intervista destinata a fare discutere, offre agli osservatori uno strumento prezioso: la visione interna di un sistema che, secondo Burg, naviga a vista, senza bussola strategica, in un conflitto che potrebbe trasformarsi in una guerra religiosa regionale dalle conseguenze incalcolabili. [...]
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