Torno su Banca Progetto, tema che ho affrontato più volte in questi anni su queste colonne, non per un incoerente fumus persecutionis ma perché oggi, alla luce di quello che sta accadendo, diventa difficile ignorare quanto alcuni segnali fossero già lì, visibili, quasi ostentati, e bastasse davvero poco, anche solo leggere con attenzione qualche curriculum vitae, per intuire che la gestione della banca si muoveva dentro un perimetro quantomeno ambiguo, di quelli che nel linguaggio elegante della finanza si definiscono “complessi” e che nella realtà spesso anticipano problemi molto più concreti.
C’è una differenza decisiva tra salvare una banca e salvare il sistema che le ruota intorno, e nel caso di Banca Progetto il sospetto è che si stia facendo soprattutto la seconda cosa, perché il disegno che emerge in queste ore è quello di un’operazione certamente necessaria per evitare un’insolvenza dagli effetti pesanti, ma costruita con estrema attenzione soprattutto per mettere in sicurezza chi deve entrare nel capitale o partecipare al salvataggio, non certo per fare piena chiarezza su ciò che è accaduto prima. [...]
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