La tregua temporanea nello Stretto di Hormuz non ha riportato stabilità nei mercati energetici, ma ha piuttosto aperto una nuova fase di incertezza strutturale. Dopo quasi sei settimane di conflitto, la riapertura parziale del traffico marittimo sotto supervisione iraniana introduce un elemento destinato a pesare a lungo sui prezzi. Il punto centrale non è più soltanto la sicurezza del passaggio, ma il controllo economico e politico di uno dei nodi più strategici del pianeta.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio obbligato largo appena 34 chilometri nel punto più stretto, ma la sua importanza è enorme: prima della crisi transitavano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti energetici, pari a circa il 20% dei consumi globali. A questo si aggiungono ingenti volumi di gas naturale liquefatto, in particolare provenienti dal Qatar. Qualsiasi alterazione del flusso ha quindi un impatto immediato e diretto sui mercati internazionali. [...]
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