È in questo scenario che la figura di Sam Altman diventa centrale. In un’azienda normale, il profilo del CEO sarebbe solo uno dei tanti elementi da osservare in un prospetto informativo; qui, invece, l’uomo al comando influenza ogni singola variabile: dalla valutazione miliardaria al rischio regolatorio, fino alla capacità psicologica del mercato di "digerire" una quotazione che punta a cifre mai viste prima. Il caso OpenAI non è più una storia di innovazione tecnologica, è un dossier finanziario ad alta tensione che mette a nudo le fragilità del nuovo capitalismo della Silicon Valley.
Sam Altman è, indiscutibilmente, il motore immobile della crescita di OpenAI. Mentre la società punta a un’IPO nella seconda metà del 2026 - con l’idea, riportata da Reuters, di coinvolgere attivamente gli investitori retail per alimentare una domanda di massa - la sua capacità di attrarre capitali ha spinto le valutazioni private verso la cifra astronomica di 1.000 miliardi di dollari. Numeri simili non sono giustificabili con i soli multipli sui ricavi correnti; si spiegano solo con il carisma di un leader capace di "vendere il futuro" come se fosse già presente. [...]
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