C’è un indicatore che, nelle ultime quattro grandi crisi finanziarie, si è attivato sempre prima del crollo, silenziosamente, senza titoli di giornale, senza dichiarazioni ufficiali. Si è appena riattivato. E sui media italiani, al momento, non ne parla quasi nessuno. Non perché non sia visibile, non perché i dati manchino. Ma per una ragione molto più scomoda, che ha a che fare con chi ha interesse a tenere il silenzio e perché.
Il mercato obbligazionario americano ha appena completato un movimento che gli analisti più attenti monitorano con un’attenzione quasi ossessiva, aggiornando i dati giorno per giorno, settimana per settimana: la curva dei Treasury USA si è disinvertita. Al 2 aprile 2026, il rendimento a 2 anni si colloca al 3,797%, il decennale al 4,312%, il trentennale al 4,890%. La curva torna inclinata positivamente, ovvero i tassi a lungo termine sono di nuovo superiori a quelli a breve scadenza, come avviene nella configurazione considerata "normale" dai manuali di macroeconomia. [...]
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