Nel 2026 i mercati azionari statunitensi stanno offrendo uno scenario che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato improbabile: le small caps stanno battendo nettamente le large caps. Da inizio anno, il differenziale ha raggiunto circa l’8,5%, un dato particolarmente significativo se si considera che negli ultimi 6 anni le società a piccola capitalizzazione avevano sistematicamente sottoperformato, accumulando ritardi anche superiori al 20-25% rispetto ai grandi indici.
Per comprendere questa inversione di tendenza bisogna partire dalla composizione settoriale. Il 2026 è stato finora dominato dal rally dell’energia, con performance medie del comparto superiori al 30%. Questo ha favorito le small caps in modo strutturale, dato che l’indice S&P 600 ha un’esposizione del 6,5% al settore energetico, contro appena il 3,5% dell’S&P 500. La differenza non è solo quantitativa ma anche qualitativa: le aziende energetiche più piccole mostrano una maggiore sensibilità al prezzo del petrolio, amplificando i movimenti del mercato. Infatti, mentre i grandi titoli energetici sono cresciuti del 29%, le controparti a piccola capitalizzazione hanno registrato un impressionante +41%. [...]
Questo articolo è riservato agli abbonati
Sostieni il giornalismo di qualità, abbonati a Money.it
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenta: