L’aumento dei prezzi dell’energia, e in particolare del petrolio, sta tornando al centro delle preoccupazioni economiche globali, non tanto per il suo impatto diretto sull’inflazione quanto per le conseguenze più profonde sulla crescita. In un contesto già segnato da tensioni geopolitiche e fragilità macroeconomiche, il rincaro del greggio rischia di trasformarsi in un fattore destabilizzante capace di innescare una catena di effetti negativi sull’intero sistema economico.
Negli Stati Uniti, i dati più recenti offrono un quadro apparentemente contraddittorio ma in realtà coerente con questa lettura. L’inflazione complessiva, misurata dall’indice dei prezzi al consumo, ha raggiunto il 3,3 per cento, il livello più elevato degli ultimi due anni, mentre l’inflazione di fondo mostra segnali misti. Da un lato, l’indice core dei prezzi al consumo è sceso al 2,4 per cento nel mese di marzo, suggerendo un possibile rallentamento delle pressioni inflazionistiche. Dall’altro, l’indice delle spese per consumi personali al netto di alimentari ed energia si mantiene sopra il 4 per cento da diversi mesi, indicando che le dinamiche di fondo restano persistenti e difficili da domare. [...]
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