La crisi nel Golfo Persico non si legge bene con gli strumenti tradizionali della geopolitica. C’è qualcosa di teatrale nella sequenza degli eventi: la tensione che sale, il blocco navale, l’annuncio americano di voler "aiutare" le petroliere a passare. Una coreografia più che una strategia.
Chi cerca la razionalità classica — interessi, costi, benefici, deterrenza — rischia di perdersi i passaggi più importanti, quelli che si svolgono non nelle sale operative ma nella percezione del pubblico americano. [...]
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