Negli ultimi trenta giorni i mercati azionari hanno fatto qualcosa di straordinario, e non nel senso rassicurante del termine. L’S&P 500 ha oscillato di circa il 15% - quasi il doppio del rendimento medio annuo storico dell’indice, tutto compresso in quattro settimane. Eppure, invece di crollare, Wall Street ha toccato nuovi massimi storici. C’è qualcosa che non quadra, o forse c’è qualcosa che i mercati sanno e che noi fatichiamo ancora a leggere.
Il paradosso è ancora più stridente se si considera lo scenario geopolitico. Una guerra aperta tra Stati Uniti e Iran ha fatto schizzare il petrolio Brent oltre i 115 dollari al barile, lo Stretto di Hormuz - la porta attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale - è parzialmente bloccato, e le banche centrali di mezzo mondo stanno alzando i tassi per combattere un’inflazione che non accenna a cedere. Eppure le aziende americane continuano a pubblicare trimestrali che battono le aspettative degli analisti con una frequenza che rasenta l’imbarazzante. Come è possibile? [...]
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