Esiste una versione della tavola periodica che non troverete nei libri di chimica delle scuole superiori. Non ordina gli elementi per numero atomico o per proprietà chimiche, ma li rappresenta per qualcosa di molto più urgente: la loro disponibilità futura. È la cosiddetta Endangered Elements Periodic Table, promossa da organizzazioni come l’American Chemical Society e la European Chemical Society, e il suo messaggio è scomodo: 44 elementi su 118 potrebbero incontrare seri problemi di approvvigionamento nei prossimi decenni. Non perché stiano sparendo dalla faccia della Terra, ma perché stiamo perdendo la capacità concreta di estrarli, concentrarli e usarli in modo economicamente sostenibile.
Il paradosso è che proprio la transizione tecnologica su cui l’umanità sta scommettendo - auto elettriche, pannelli solari, turbine eoliche, reti intelligenti, data center - è quella che sta accelerando il problema. Ogni batteria, ogni motore elettrico, ogni chip avanzato richiede elementi specifici, spesso presenti in quantità minuscole, distribuiti in componenti difficili da smontare e ancora più difficili da riciclare. Lo smartphone che molti di noi cambiano ogni due o tre anni contiene circa trenta elementi chimici, e oltre la metà di essi solleva preoccupazioni per la scarsità futura. In Europa, si stima che circa dieci milioni di dispositivi vengano scartati o sostituiti ogni mese, portando con sé una dispersione silenziosa e quasi irreversibile di materiali strategici. [...]
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