Per gli investitori obbligazionari questo significa prezzi più fragili, duration più vulnerabile e minore margine di protezione se la narrativa di stabilità si indebolisce. Un altro elemento centrale è la distanza tra realtà economica e pricing di mercato. Con una stabilità finanziaria artificiale indotta dai governi i mercati sembrano relativamente tranquilli non perché il contesto sia davvero stabile, ma perché si presume che le autorità pubbliche siano sempre in grado di intervenire.Finché questa ipotesi regge, la volatilità resta contenuta.
Ma se la crisi geopolitica si prolunga o si intensifica, i bond iniziano a scontare il rischio che il sostegno pubblico costi molto di più del previsto. In quel caso il repricing non nasce solo dai dati macro, ma da una revisione del regime stesso.A pesare sono anche le conseguenze concrete della crisi sui driver reali dell’economia. Più conflitto significa più domanda di energia, più domanda di sicurezza, più investimento in difesa, più pressione su materie prime e infrastrutture. [...]
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