L’intelligenza artificiale fa paura a molte persone. E non è difficile capire perché: le grandi rivoluzioni tecnologiche impongono sempre una rinegoziazione del contratto economico su cui si regge la società. L’IA ridurrà il fabbisogno di lavoro umano a parità di PIL, e se ci faremo trovare impreparati scivoleremo in una transizione caotica.
Io sono un ottimista tecnologico. Ho trascorso quarant’anni a studiare l’innovazione dirompente, dal microprocessore a internet, dai telefoni cellulari a OpenAI. Sono convinto che l’IA farà l’80% del lavoro economicamente utile che oggi svolgono gli esseri umani, per l’80% di tutti i lavori, e lo farà più in fretta di quanto la maggior parte delle persone immagini. La domanda non è se la disoccupazione di massa arriverà entro il prossimo decennio: arriverà. La domanda è se avremo un quadro politico coerente pronto ad accoglierla. Al momento non ce l’abbiamo. [...]
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