A prima vista sembrano tutti uguali. Stesso indice di riferimento, stessa valuta, stesso mercato di quotazione, stessa promessa implicita: seguire l’andamento delle principali azioni italiane senza dover scegliere singolarmente banche, industriali, energetici o utility. Eppure, quando si passa dalla scheda prodotto alla costruzione concreta di un portafoglio, le differenze tra gli ETF sul FTSE MIB diventano meno marginali di quanto appaiano.
Il punto non è inseguire il prodotto che ha fatto qualche decimale in più nell’ultimo anno. Per strumenti che replicano lo stesso paniere, le performance tendono fisiologicamente a muoversi insieme. La vera selezione riguarda altro: come vengono gestiti i dividendi, quanto costa il fondo, quanto è grande, quanto è scambiato, quale profondità storica offre e quale ruolo deve avere nel portafoglio di un investitore che decide in autonomia. [...]
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