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Trump e il prezzo nascosto dei dazi
L’inasprimento dei dazi globali ha aumentato l’inflazione su beni essenziali, costringendo l’amministrazione a tornare sui propri passi tra politica e economia.
All’inizio del 2025, il presidente Donald Trump ha introdotto una strategia commerciale aggressiva basata sui dazi: tassare indiscriminatamente ogni paese e ogni prodotto, senza considerare gli effetti collaterali per consumatori e imprese. Sotto la giustificazione di un’emergenza di sicurezza nazionale, sono finiti nel mirino anche beni quotidiani come caffè, carne e pomodori, oltre a giocattoli e beni di consumo non essenziali. L’obiettivo dichiarato era proteggere l’industria americana, ma la politica si è rivelata rapidamente insostenibile.
I dati lo confermano: dall’entrata in vigore dei dazi, l’inflazione annua è passata dal 2,4% al 3%. Circa metà dell’aumento è attribuibile ai beni di base, dai veicoli alle componenti auto, mentre l’altra metà deriva dai rincari energetici. I prodotti alimentari hanno contribuito in misura minore all’indice complessivo, ma l’impatto percepito dai consumatori è stato molto più rilevante. Il caffè, ad esempio, ha registrato un aumento del 15,3%, la carne e il manzo dell’11,5%, e i pomodori hanno subito incrementi stagionali significativi.
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