La guerra israelo-palestinese non ha generato particolari scossoni sui mercati tranne un lieve balzo delle quotazioni del petrolio. Gli scenari aperti sono diversi e imprevedibili, da un lato è possibile che il conflitto resti limitato e dall’altro invece che si rischi un’escalation con l’ingresso in guerra di altri Paesi. Nel caso di un conflitto più esteso la possibilità è che venga messa a repentaglio la produzione iraniana che potrebbe essere colpita da nuove sanzioni occidentali o che invece venga implementato, in scia a quanto fatto da Arabia Saudita e Russia, un taglio alla produzione volontario nel tentativo di convincere i Paesi occidentali a far cessare le ostilità.
Anche il Qatar ha minacciato di sospendere completamente l’export di gas naturale, indirizzando indirettamente l’avvertimento all’Europa che ha individuato in Doha un’alternativa all’approvvigionamento di gas dopo le sanzioni a Mosca per la guerra in Ucraina. Nel caso in cui si avverasse uno scenario di aumenti dei prezzi energetici è probabile che si andrebbero a modificare le attuali prospettive di inflazione e crescita economica. [...]
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