Da qualche mese, in questa rubrica, stiamo affrontando il tema del rapporto con le finanze dell’italiano, da sempre grande risparmiatore ma pessimo investitore. Una relazione anacronistica se si pensa all’enorme trasformazione economico-sociale in atto, che sempre di più ci obbligherà a sviluppare nuove abitudini e nuovi comportamenti finanziari, prima che sia troppo tardi. Chi non intercetterà questo cambiamento avrà vita difficile.
Ma come mai si è sviluppata negli anni questa caratteristica? Cominciamo con una considerazione storico-antropologica. Innanzitutto, per le particolari abitudini finanziarie che gli italiani hanno adottato dal dopoguerra a oggi, quando sono stati accuditi da “mamma Stato”. In altre parole, dalla culla alla pensione c’era una “mano invisibile” a proteggerli. Lo stato sociale (scuola, sanità, servizi pubblici, assistenza, eccetera) permetteva di fare sonni tranquilli, di non doversi preoccupare (economicamente) per eventuali malattie o per l’istruzione dei figli, né tantomeno per la pensione. Tutto era garantito e assicurato, appunto, dallo Stato. [...]
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