La crisi politica, le incertezze dei mercati, la sfiducia nel sistema bancario, l’inflazione e la stagnazione economica producono un effetto “paura” del futuro che porta sistematicamente i cittadini a ripetersi che “nonostante i tassi di interesse siano aumentati forse è meglio conservare i propri risparmi sotto l’iconico materasso”. Gli stessi cittadini che, combattuti tra la paura del futuro e l’ingordigia umana, poi ti chiedono “il miglior investimento in termini di rendimento senza rischiare nulla”. La risposta è semplice.
L’inflazione, infatti, non è altro che l’aumento generalizzato dei prezzi. In pratica, se nel 2000 avevamo risparmiato 100 euro, con quei soldi potevamo comprarci quaranta pizze da 2,5 euro ciascuna; oggi con gli stessi 100 euro possiamo comprare solo venticinque pizze, perché il prezzo é salito a 4 euro. I 100 euro sono sempre gli stessi, ma non hanno più lo stesso valore, visto che non ci consentono più di comprare gli stessi beni di vent’anni fa. Questo significa che se vi limitate a lasciare i vostri risparmi sul conto corrente, il tempo e l’inflazione genereranno una perdita certa, anno dopo anno. Si verifica cioè una riduzione del cosiddetto potere d’acquisto, che non vi permetterà più di comprare le stesse cose che compravate prima. [...]
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