Sei prossimo alla pensione ma con le regole vigenti non potrai andarci prima del 31 dicembre 2026? Allora per te ci sono pessime notizie perché a decorrere dal 2027 rischi di dover attendere più del previsto per smettere di lavorare, oltre a doverti “accontentare” di un assegno di pensione più basso rispetto a quanto avresti percepito laddove ci fossi andato, a parità di montante contributivo, tra il 2025 e il 2026.
A prevedere questo peggioramento è la riforma Fornero del 2011, dove al fine di garantire sostenibilità alla spesa pensionistica è stato previsto che ogni due anni tanto le regole per andare in pensione, quanto quelle per calcolare l’assegno (per la sola parte riferita al sistema contributivo) devono essere adeguate alle aspettative di vita. [...]
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Ada
·Marzo 2025
Se le pensioni vengono pagate con i contributi dei lavoratori, è l’aumento sempre maggiore della disoccupazione, e con l’intelligenza artificiale sarà ancora più consistente, che crea il problema. Se si calcolasse il numero di tutti i disoccupati sommato a quello dei lavoratori, e tale numero si confrontasse con quello dei pensionati, credo sarebbe ben evidente che il vero nodo da sciogliere è quello della disoccupazione piuttosto che attaccarsi all’innalzamento dell’età delle persone (e sarebbe interessante vederne il numero a confronto nel corso degli anni, perché il pubblico possa prenderne visione. Non una percentuale o altro, come visione complessiva, ma numeri un po’ dettagliati dei veventi nel periodo, e anche dei morti e dell’età dei morti nello stesso periodo). Una persona che ha pagato per decadi e decadi i contributi per la pensione, magari anche lavorando in condizioni non ideali, dovrebbe essere penalizzata perché osa vivere per un po’ dopo il pensionamento, le si contesta quasi che si permette di vivere a lungo?
Si provveda piuttosto ad eliminare la disoccupazione, creando posti di lavoro, così che i contributi versati dai lavoratori possano bilanciare l’erogazione delle pensioni.