Oggi, 4 settembre, gli indici PMI in Eurozona più deboli delle attese e soprattutto i dati macro provenienti dagli Stati Uniti hanno aiutato i bond a subire un rimbalzo generalizzato. Ieri i rendimenti dei titoli del Tesoro erano scesi dopo un rapporto più debole del previsto sulle assunzioni e i licenziamenti da parte dei datori di lavoro statunitensi a luglio. Non è un dato recente, si riferisce di luglio, ma, unito al dato sui payrolls, assume una certa rilevanza ai fini della sempre maggior probabilità di un raffreddamento dell’economia USA.
A questo punto diventa cruciale il dato di domani proprio sui payrolls per capire se il dato debole del mese scorso - che ha causato il licenziamento del responsabile dell’istituto - verrà confermato. Un aumento dell’offerta di lavoro, insieme ad un aumento dei disoccupati, sono il segno di un mercato del lavoro in difficoltà. Ecco quindi perché le aspettative di taglio dei tassi da parte della Fed sono aumentate nel corso dell’ultimo mese, ed è quasi scontato che nel meeting del prossimo 17 settembre ci sia un taglio di 25bps. Il governatore membro del board della Fed Christopher Waller appare sempre più aggressivo nelle sue previsioni di un taglio dei tassi (ben 150 punti base) nel biennio 2025-2026, ma non fa testo perché da tutti tacciato di piaggeria nei confronti del presidente Trump, in quanto aspira più di tutti ad essere nominato capo della Fed al posto di Jerome Powell nella primavera del 2026. [...]
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