Negli ultimi anni, nel mondo della gestione istituzionale, è emersa una trasformazione che molti definiscono la più significativa dai tempi della modern portfolio theory. Questa trasformazione ha un nome attraente e al tempo stesso sfuggente: Total Portfolio Approach. Non si tratta di un modello codificato, né di una formula matematica destinata a rimpiazzare la struttura dei portafogli; è piuttosto un cambio di mentalità che mira a superare i vincoli del Strategic Asset Allocation, un impianto tradizionale ormai percepito da molti come troppo rigido per i mercati attuali.
Il cuore del nuovo approccio risiede nella flessibilità. L’idea è che un comitato strategico che aggiorna le proprie decisioni una volta l’anno non possa più governare portafogli da centinaia di miliardi in mercati mossi da volatilità, dati macro mutevoli e valutazioni che cambiano da un giorno all’altro. Secondo i fautori del TPA, le scelte cruciali devono essere continuamente riconsiderate dal team operativo, che può reagire in tempo reale invece di attendere i cicli lenti dei processi istituzionali. In questo senso, più che una tecnica, il TPA è una forma di autonomia concessa a chi gestisce il capitale. [...]
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